Breve Sommario
Questo video tratta la biologia e la gestione della fauna selvatica, con un focus sull'importanza di un approccio scientifico e pratico. Si definiscono concetti chiave come fauna selvatica, ecosistema, specie autoctone e alloctone, e si discute la gestione della fauna in relazione alla conservazione, al monitoraggio e alla prevenzione dei danni.
- Definizione e importanza della fauna selvatica come patrimonio collettivo.
- Distinzione tra specie autoctone e alloctone e le loro implicazioni per l'ecosistema.
- Concetti di conservazione e gestione della fauna, con esempi pratici come la gestione del cinghiale.
- Metodi di censimento e monitoraggio delle popolazioni animali, con particolare attenzione a caprioli, cervi e galliformi.
- Importanza della gestione dell'habitat per la conservazione della fauna e la prevenzione della crisi della piccola selvaggina stanziale.
Introduzione alla Biologia e alla Gestione della Fauna Selvatica [0:00]
La lezione introduce la biologia e la gestione della fauna selvatica, mirando a fornire agli addestratori cinofili gli strumenti per comprendere e interagire con la fauna selvatica. L'obiettivo è di saper riconoscere le specie, capire come funzionano le popolazioni e conoscere gli strumenti per monitorarle e gestirle. Si basa su tre pilastri: biologia ed ecologia (habitat, strategie alimentari, comportamento, riproduzione, fattori limitanti), monitoraggio (censimenti, errori da evitare) e gestione (pianificazione, miglioramenti ambientali, prevenzione dei danni, reintroduzioni).
Definizione di Fauna Selvatica e Adattamenti [2:03]
La fauna selvatica è definita dalla legge 157/92 come patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato nell'interesse della comunità nazionale e internazionale. Questo significa che gli animali vivono in libertà, senza dipendere dall'uomo per sopravvivere, e sono considerati un bene collettivo, non una proprietà privata. La gestione della fauna deve basarsi su criteri tecnici e scientifici, tenendo conto di aspetti ecologici, sanitari, economici e sociali. L'aggettivo "selvatico" implica adattamenti specifici, come l'evitamento dell'uomo, la conoscenza dei rifugi, la capacità di riconoscere i pericoli e di selezionare habitat e risorse.
Ecosistema e Distinzione tra Animali Domestici e Selvatici [4:28]
La fauna selvatica, insieme ai vegetali, forma la biocenosi, che a sua volta, insieme al biotopo (componenti non viventi), costituisce l'ecosistema. Animali domestici liberati nel territorio non diventano automaticamente selvatici, ma restano adattati a una vita selvatica. I cani abbandonati possono rappresentare un rischio per la fauna selvatica, in particolare per il lupo appenninico, a causa del rischio di ibridazione.
Popolazioni Naturali vs. Emissioni e Specie a Tutela Speciale [7:14]
È importante distinguere tra popolazioni naturali e quelle alimentate da emissioni. Gli animali di allevamento spesso hanno una minore fitness in ambiente naturale. Le specie a tutela speciale sono protette da prelievo, cattura e disturbo intenzionale, con sanzioni più severe in caso di violazioni. Queste specie, come il lupo, l'orso e la lontra, hanno popolazioni ridotte, un ruolo ecologico importante, un rischio storico di persecuzione o una maggiore sensibilità al disturbo e alla perdita di habitat. La tutela implica gestione del conflitto, prevenzione dei danni e monitoraggio, con un approccio scientifico.
Eccezioni alla Legge 157/92 e Specie Alloctone [10:58]
La legge 157/92 non si applica a talpe, ratti, topi e arvicole, che rientrano in altri ambiti normativi. Le specie alloctone, introdotte dall'uomo fuori dal loro areale naturale, devono essere gestite con l'obiettivo dell'eradicazione o del controllo per prevenire alterazioni degli ecosistemi. La gestione moderna punta a prevenire nuove introduzioni, contenere o eradicare le specie alloctone e ridurre gli impatti sulle specie autoctone. L'introduzione di una nuova specie crea nuove interazioni, come competizione e predazione, con effetti spesso irreversibili.
Esempi di Specie Alloctone Invasive e Conclusioni sul Concetto di Fauna [14:14]
Lo scoiattolo grigio è un esempio di specie alloctona invasiva che compete con lo scoiattolo rosso. Anche alcune specie ittiche e vegetali aliene possono compromettere intere popolazioni. La biodiversità non è fatta di pezzi sostituibili, e cambiamenti nell'habitat o nella competizione possono alterare le popolazioni faunistiche e l'equilibrio degli ecosistemi. La fauna è una componente dell'ecosistema e va gestita considerando habitat, rete trofica, disturbo umano, frammentazione, malattie e clima. C'è differenza tra fauna migratoria e stanziale, con esigenze diverse di gestione e censimento.
Gestione e Conservazione della Fauna: Definizioni e Obiettivi [17:26]
Conservazione e gestione non sono sinonimi, ma lavorano insieme. La conservazione mira a mantenere la biodiversità, le popolazioni vitali e i processi ecologici nel lungo periodo. La gestione è l'insieme degli strumenti operativi per raggiungere gli obiettivi di conservazione e di equilibrio tra fauna selvatica e attività umane. La conservazione è più teorica, studiando le condizioni di stabilità delle popolazioni, mentre la gestione è pratica, con interventi attivi come il ripristino degli habitat e il controllo delle specie invasive.
Modalità di Gestione Attiva e Passiva: Esempio del Cinghiale [19:32]
La gestione può essere passiva (tutela legale, aree protette) o attiva (ripristino degli habitat, piani di prelievo sostenibile, prevenzione danni, controllo specie invasive). In paesaggi agricoli intensivi, la conservazione passiva non basta. L'esempio del cinghiale illustra come una specie con alta plasticità e capacità riproduttiva possa causare danni se la popolazione supera la densità sostenibile. La gestione corretta segue un ciclo: monitoraggio, definizione obiettivi, applicazione strumenti e verifica esiti.
Valore delle Specie e Analisi Approfondita delle Popolazioni [21:45]
Il valore di una specie non è solo economico, ma anche ecologico, genetico, culturale, sociale e gestionale. Una specie può essere abbondante ma in declino o rara ma in espansione, quindi è importante guardare i trend, la struttura della popolazione, il successo riproduttivo e il tasso di mortalità. La gestione moderna è un equilibrio tra ecologia della specie, qualità dell'habitat, pressioni umane, accettazione sociale e strumenti legali.
Definizione di Specie e Nomenclatura Binaria [24:31]
Una specie è un gruppo di individui che in natura può incrociarsi producendo prole fertile, ma la definizione si complica con ibridazioni e popolazioni in differenziazione. Esistono definizioni morfologiche, biologiche ed evolutive di specie. L'ibridazione, come nel genere Canis, crea difficoltà di identificazione, rischio di inquinamento genetico e dibattito gestionale. La nomenclatura binaria (genere e specie) serve a evitare confusione e comunicare in modo universale.
Sistematica, Tassonomia e Areale delle Specie [30:44]
La sistematica studia la parentela evolutiva tra organismi, mentre la tassonomia classifica e dà nomi ai gruppi. Specie dello stesso gruppo possono condividere l'ecologia, ma differire per comportamento migratorio e esigenze di habitat. L'areale rappresenta la distribuzione geografica complessiva di una specie, mentre l'area di presenza è dove la specie è effettivamente presente in un territorio specifico. Una specie può avere un areale ampio, ma essere rarefatta localmente o viceversa.
Popolazione, Consistenza e Distribuzione [32:15]
Una popolazione è un insieme di organismi della stessa specie con relazioni biologiche, sociali e affinità genetiche. L'uomo modifica le condizioni ambientali, rendendo necessario il controllo dell'evoluzione della fauna selvatica per mantenere l'equilibrio con l'ecosistema. È importante conoscere la consistenza e la distribuzione di una popolazione, nonché la sua composizione sociale (età, riproduzione, spostamenti). La consistenza può essere stimata con conteggi diretti, statistiche venatorie, mortalità o metodi indiretti.
Densità di Popolazione e Capacità Portante [34:47]
La densità è il numero di individui rispetto alla superficie occupata. La densità biologica minima è il numero di individui per unità di superficie sufficiente a garantire il ciclo biologico della specie. La densità agricolo-forestale è il numero di capi per unità di superficie tale da non danneggiare le colture agricole e il bosco. La natalità è la capacità di una popolazione di incrementare il numero di individui, mentre la mortalità è l'opposto. Natalità, immigrazione, mortalità ed emigrazione determinano il saldo della popolazione.
Fattori Limitanti e Regolazione delle Popolazioni [40:10]
La crescita di una popolazione è limitata dalla capacità dell'habitat e non cresce all'infinito. Concorrenza, disponibilità alimentari, malattie, disturbo ed emigrazione contribuiscono a far sì che la popolazione si adatti alla capacità di occupazione del territorio. Nei piccoli ungulati, le cause di mortalità sono predazione, condizioni atmosferiche e malattie, mentre negli adulti sono predazioni, attività venatoria e incidenti stradali. La dispersione, ossia l'emigrazione di alcuni individui, regola la densità di una popolazione.
Gestione Venatoria e Struttura delle Popolazioni [43:51]
Nella gestione venatoria è importante considerare il rapporto tra i sessi e la struttura in classi di età di una popolazione. Il prelievo venatorio deve simulare le condizioni naturali, preferendo i giovani agli adulti per non compromettere la trasmissione dei geni. Le catture vanno ripartite in maniera equa in base al sesso e all'età, e i piani di prelievo venatorio sono vitali per il mantenimento di una popolazione equilibrata rispetto all'ambiente.
Fauna Omeoterma: Mammiferi e Artiodattili [45:59]
La fauna omeoterma comprende mammiferi e uccelli, capaci di mantenere la temperatura corporea stabile. I mammiferi sono vertebrati vivipari che allattano la prole, con il corpo ricoperto di peli e dentatura differenziata. La dentatura e l'apparato digerente determinano la diversa dieta e l'habitat. Gli artiodattili sono ungulati con dita coperte da zoccoli, suddivisi in ruminanti (cervidi e bovidi) e non ruminanti (suidi).
Cervidi, Bovidi e Suidi: Caratteristiche e Gestione [49:02]
I cervidi (cervo, capriolo, daino) presentano palchi caduchi nei maschi, rinnovati annualmente. I bovidi (camoscio, stambecco, muflone) hanno corna continue, più accentuata nei primi anni di vita. I suidi (cinghiale) sono onnivori con periodo riproduttivo variabile e femmine che vivono in branchi. La presenza del palco nei cervidi e le fluttuazioni ormonali indicano finestre biologiche in cui sono più osservabili, guidando i censimenti.
Lagomorfi e Uccelli: Adattamenti e Comportamenti [56:20]
I lagomorfi (lepre, coniglio) si distinguono dai roditori per la dentatura e presentano cecotrofia, un processo di doppia digestione. Gli uccelli sono vertebrati ovipari con corpo ricoperto di piume e becco corneo. Possono essere inetti (nidicoli) o precoci (nidifughi), stanziali o migratori. Gli anseriformi (anatidi) hanno dita palmate e becco largo e piatto, con dimorfismo sessuale evidente. I galliformi (tetraonidi e fasianidi) sono massicci con ali brevi e arrotondate, depongono le uova a terra e hanno prole nidifuga.
Caradriformi e Rapporto tra i Sessi [1:05:23]
I caradriformi sono rappresentati dalla beccaccia, specie elusiva e migratrice legata a suoli umidi. Il rapporto tra i sessi influenza il potenziale riproduttivo di una popolazione. Nei censimenti è difficile distinguere il vero rapporto tra i sessi a causa della visibilità variabile dei maschi. La struttura di età è fondamentale nella gestione: molti adulti e pochi giovani indicano scarso successo riproduttivo, mentre molti giovani indicano una stagione riproduttiva favorevole.
Natalità, Mortalità e Fattori Limitanti [1:09:11]
La natalità massima teorica è la capacità intrinseca di accrescimento in condizioni ideali, mentre la natalità effettiva è l'accrescimento in condizioni reali. La mortalità è il numero di individui che muoiono in un periodo di tempo. I fattori limitanti sono tutti i fattori ambientali che influenzano negativamente la crescita e la qualità di una popolazione, come cibo, spazio, competizione, predazione, epidemie e fattori climatici.
Capacità Portante e Densità Biologica [1:12:26]
La capacità portante di un habitat è il numero massimo di individui che può sostenere per tutta la durata del ciclo vitale. La densità biologica è la densità superata la quale compaiono segni di decadimento fisico negli individui. La densità agroforestale è la densità superata la quale si verificano danni eccessivi alle colture agricole. La gestione dell'habitat implica presenza di acqua, margini, boschi strutturati e corridoi ecologici.
Censimenti e Monitoraggio delle Popolazioni [1:15:12]
Per gestire una specie è necessario conoscere la biologia, l'etologia e la distribuzione sul territorio. I censimenti sono condotti con metodologie differenti in base alla specie e al periodo. Per le specie oggetto di prelievo, i criteri di rilevazione sono standard e omogenei. I metodi di censimento sono specifici e prevedono l'utilizzo di schede apposite. Esempi di censimento includono il capriolo (aree campione, censimenti notturni, battute) e il cervo (censimento al bramito).
Censimenti di Galliformi e Prelievo Venatorio [1:23:16]
I censimenti di gallo cedrone e fagiano di monte prevedono un rilievo storico preliminare, un censimento primaverile nelle arene di canto e un censimento estivo con l'utilizzo dei cani. Per la pernice bianca e la coturnice si fanno censimenti primaverili con transetti e censimenti estivi con cani da ferma. Il prelievo venatorio deve essere quantificato in base alla densità, all'incremento annuo e alla consistenza della popolazione.
Immissioni, Reintroduzioni e Ripopolamenti [1:26:06]
L'immissione è uno strumento, ma non una soluzione. La soluzione vera è la conservazione e la gestione dell'habitat e della specie. Introduzione significa immettere una specie non autoctona, reintroduzione significa riportare una specie scomparsa dove storicamente presente, e ripopolamento significa aumentare numericamente una popolazione ridotta ma ancora presente. Il lupo in Italia non è stato né immesso né reintrodotto, ma è tornato naturalmente.
Cause della Crisi della Piccola Selvaggina Stanziale [1:28:59]
Le motivazioni della crisi della piccola selvaggina stanziale includono l'antropizzazione della campagna, l'agricoltura intensiva, l'abbandono delle zone rurali, l'incremento di predatori generalisti e il declino del volontariato. È importante parlare non tanto di crisi dei numeri, ma soprattutto di crisi dell'habitat.