Breve Sommario
Questo video di Geopop esplora la produzione di biometano a partire dai reflui zootecnici, evidenziando come questo processo possa trasformare un problema ambientale in una risorsa energetica e un fertilizzante. Vengono illustrati i vantaggi ambientali ed economici, il funzionamento degli impianti e le sfide legate alla loro implementazione.
- Trasformazione dei reflui zootecnici in energia e fertilizzante.
- Funzionamento degli impianti di biometano e il processo di digestione anaerobica.
- Pro e contro degli impianti, inclusi i benefici ambientali e le sfide logistiche.
- Obiettivi di produzione di biometano in Italia e il suo potenziale impatto sul fabbisogno energetico nazionale.
Intro [0:00]
Il video introduce il concetto di trasformare il letame in biometano, evidenziando come da un materiale di scarto si possa ottenere energia e concime, riducendo al contempo le emissioni di CO2. Viene promessa una visita a un impianto di produzione di biometano per spiegare il processo e i benefici di questa pratica di economia circolare.
I reflui zootecnici: la loro importanza nella produzione di energia [0:37]
Il video spiega che i reflui zootecnici, ovvero le deiezioni degli animali, sono usati come fertilizzanti, ma il loro utilizzo è regolamentato per evitare un eccesso di nitrati nell'ambiente. Le aziende agricole devono stoccare l'eccesso di reflui in apposite vasche, il che rappresenta un costo. Una soluzione alternativa è inviare questi reflui agli impianti di biometano e compostaggio.
Come funziona un impianto di biometano [1:50]
Viene mostrato l'impianto bioeneris, situato in una zona ad alta densità di allevamenti bovini. Ogni giorno, l'impianto riceve grandi quantità di letame e liquami da numerose aziende agricole del territorio. Il letame viene gestito automaticamente e miscelato con i liquami prima di essere inviato ai biodigestori.
I biodigestori: dai reflui zootecnici al biometano [3:00]
I biodigestori sono il cuore dell'impianto, dove avviene la digestione anaerobica. I microrganismi decompongono la materia organica in assenza di ossigeno per circa 90 giorni, producendo biogas, composto principalmente da metano e CO2. Il residuo solido, chiamato digestato, viene separato in solido e liquido e utilizzato come fertilizzante.
Come viene lavorato il biometano [4:30]
Il biogas prodotto viene raffinato per rimuovere impurità come zolfo e umidità. Successivamente, attraverso un processo chiamato upgrading, viene trasformato in biometano puro al 99,8%, con le stesse caratteristiche del metano tradizionale. In questo impianto, il biometano viene liquefatto per diventare bio-GNL (gas naturale liquefatto di origine biologica) tramite un sistema di raffreddamento a -160 gradi Celsius, riducendone il volume e facilitandone lo stoccaggio e il trasporto.
Pro e contro degli impianti di biometano [5:11]
Tra i contro degli impianti di biometano c'è la difficoltà nel trovare luoghi adatti a causa del fenomeno NIMBY (Not In My Backyard). Inoltre, il traffico di camion e trattori per il trasporto dei reflui e del bio-GNL può causare disagi. Tuttavia, viene sottolineata l'importanza di considerare la sostenibilità e l'economia circolare: trasformare il letame in risorse come compost e biometano rappresenta un compromesso accettabile.
I numeri sulla produzione di biometano [6:55]
L'impianto mostrato produce annualmente oltre 5,2 milioni di metri cubi standard di biometano, trasformati in circa 3.500 tonnellate di bio-GNL destinato al settore degli autotrasporti. Parte del biogas viene utilizzata per l'autoconsumo dell'impianto. L'utilizzo generalizzato di impianti di biometano potrebbe ridurre significativamente le emissioni di gas serra.
Quale sarà il futuro del biometano? [8:18]
In Italia, ci sono 35 impianti di produzione di biometano, che utilizzano sia scarti agricoli e zootecnici sia organico urbano, con una produzione complessiva di circa 773 milioni di metri cubi standard. Il piano del governo prevede un investimento di 1,7 miliardi di euro tra il 2022 e il 2026 per aumentare la produzione a 4 miliardi di metri cubi entro il 2026 e 8 miliardi entro il 2030, coprendo circa il 10% del fabbisogno di gas italiano e il 30% delle importazioni di gas russo del 2022.